Non eravamo più abituati a seguire questi intrighi tra i palazzi del potere, a interpretare le parole della segreteria generale del Quirinale, a confrontare quanto accade e quanto emerge dal rigido protocollo rispetto al dettato costituzionale. Se c’è una cosa di buono che aveva portato Berlusconi era la chiarezza in politica.Una parte del Paese è sempre stata con lui, una parte lo ha sempre odiato, un’altra, e sono quelli che hanno determinato la crisi di governo, lo ha utilizzato e successivamente tradito. Noi ci inseriamo tra coloro che sono e sono stati dalla sua parte, e che hanno sempre creduto che l’azione di governo di Berlusconi sia stata frenata, ostacolata e stravolta da spinte conservatrici non solo esterne all’area del centro-destra, ma anche interne alla sua maggioranza ed agli stessi Consigli dei Ministri che di volta in volta si sono avvicendati a fianco dell’ex premier. Ora, se è vero com’è vero che il professor Monti, per rispondere in modo adeguato all’Europa ed ai mercati internazionali, dovrà metter mano alle forbici e tagliare la spesa pubblica, dismettere il patrimonio dello stato, alleggerire le maglie strette del mercato del lavoro, aumentare l’età pensionabile e attuare delle riforme liberiste in economia, ci chiediamo perché a Berlusconi non è stata data la possibilità di farlo. A leggere bene le raccomandazioni dell’Europa, del Fondo Monetario Internazionale e della BCE, tutti sono d’accordo su un punto: occorre dare a questo paese riforme strutturali e liberiste in economia, togliere privilegi a tutte le caste e far ripartire le imprese. E non era il programma di Forza Italia, non era il famoso “spirito del ’94” di Berlusconi? E come mai oggi la sinistra di Bersani è disposta a votare simili provvedimenti, e per Vendola non sono più macelleria sociale? Vuoi vedere che dopo questa parentesi “tecnica , tutta politica, del Governo Monti, il Cavaliere ritornerà a vincere le elezioni, magari con un suo delfino, nonostante i necrologi di queste ore?
Andrea Bernaudo firma l'appello dei radicali sulla drammatica situazione delle carceri
lunedì 27 giugno 2011
ANDREA BERNAUDO: INTERVISTA SULLE MOTIVAZIONE POLITICHE DEL PASSAGGIO DALLA LISTA POLVERINI ALLA PDL
martedì 31 maggio 2011
Bernaudo interviene al convegno organizzato a L'Opinione da Pierpaolo Segneri
domenica 20 marzo 2011
Bernaudo interviene al convegno organizzato a L'Opinione da Pierpaolo Segneri "Un altro terreno le idee lib-dem"; intervento concentrato su Regione Lazio, economia e riforma della giustizia.
Una costituente Lib-Dem, i Radicali e Berlusconi
martedì 08 febbraio 2011
Andrea Bernaudo con Arturo Diaconale e Pierpaolo Segneri a radio radicale per approfondire il dialogo Pannella - Berlusconi
PANNELLA BERLUSCONI - UN PATTO PER LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
martedì 01 febbraio 2011
di Andrea Bernaudo
Separazione delle carriere, inviolabilità delle libertà individuali, responsabilità civile dei magistrati, abuso delle intercettazioni, violazione del segreto istruttorio, ma anche i tabù dell’obbligatorietà dell’azione penale e dell’immunità parlamentare. Questi alcuni tra i temi che, messi sul tavolo ed approfonditi in versione liberale, potrebbero rappresentare la base per un patto di legislatura, con chi ci sta, a cominciare da Pdl - Lega - il neo gruppo dei responsabili e la pattuglia dei Radicali presente in parlamento, attualmente nel gruppo del PD. La riforma della giustizia penale, se fatta erga omnes, con coraggio e senza tentennamenti è necessaria. Dal caso Tortora, ai referendum vinti, ma poi traditi, sulla responsabilità civile dei magistrati, all’abolizione dell’immunità parlamentare da parte dell’ondata giustizialista post tangentopoli, all’utilizzo abnorme delle intercettazioni, alla violazione sistematica delle libertà individuali, delle garanzie per l’indagato, ai segreti istruttori sbattuti sui giornali e sui talk show televisivi, al sovraffollamento e ai sucidi nelle carceri, tutto porta alla necessità di una riforma strutturale della giustizia penale.
LE INDAGINI SUL CASO RUBY L'ATTACCO ALLE LIBERTÀ INDIVIDUALI
martedì 18 gennaio 2011
di Piero Ostellino Corriere della sera 17 gennaio 2011
Qui sono in gioco persone la cui privacy e dignità sono state violate due volte
Se la magistratura volesse intercettare il presidente del Consiglio dovrebbe chiederne l'autorizzazione al Parlamento; che (probabilmente) non la concederebbe. Così, gli inquirenti del «caso Ruby» - non potendo intercettare il presidente del Consiglio - hanno monitorato in vari modi le persone che ne frequentavano le abitazioni private e che perciò stesso sono finite sui giornali. Uomini che, nell'immaginario collettivo, sono, ora, l'archetipo del vecchio porcaccione; ragazze che una certa opinione pubblica immagina - diciamo così - disposte a concedersi a chiunque in cambio di una raccomandazione.Qui, le (supposte) «distrazioni» di Berlusconi - delle quali, se passibili di sanzione giudiziaria, risponderà eventualmente in Tribunale - non c'entrano; qui sono in gioco persone le cui libertà individuali, fra le quali quella alla privatezza e alla dignità, sono state violate due volte: innanzi tutto, per essere state monitorate solo perché avevano frequentato le abitazioni private del presidente del Consiglio; in secondo luogo, per essere, adesso, segnate con un marchio morale di infamia agli occhi dell'opinione pubblica.
Intervista a Andrea Bernaudo, firmatario dell'impegno a difesa dei contribuenti alle scorse elezioni
venerdì 14 gennaio 2011
dal sito Confcontribuenti.eu
Andrea Bernaudo è stato eletto consigliere regionale del Lazio nella lista civica a sostegno di Renata Polverini, ed è Vicepresidente della Commissione Bilancio. Esponente di formazione liberale, animo libertario, dotato di grande determinazione, è stato uno dei primi a firmare l’impegno a difesa dei contribuenti proposto da ConfContribuenti, impegnandosi a votare contro qualsiasi legge che proponesse nuove tasse o degli aumenti di tasse esistenti. Dopo quasi un anno, dopo un provvedimento di assestamento del bilancio regionale ed una legge finanziaria regionale, è tempo di tirare i primi bilanci.
ConfContribuenti: Come si trova nella nuova veste di consigliere regionale? In particolare, ritiene che assumendo questa carica una persona che si volesse impegnare per ridurre la riduzione del peso dello Stato sui cittadini abbia delle chance di incidere in qualche modo? Andrea Bernaudo: Il mio primo intervento in aula è stato l’unico intervento che ho letto. Un vero e proprio manifesto sul quale ho messo la faccia e sul quale mi sono impegnato in campagna elettorale. L’ho letto, poiché l’ho concepito e scritto sulla base delle mie idee liberali di sempre e delle proposte che ho anche preventivamente condiviso con esponenti dell’Istituto Bruno Leoni come Diego Menegon e con autentici liberali come l’amico di ConfContribuenti Gionata Pacor.
Radio Radicale: Intervista a Andrea Bernaudo su maggioritario
martedì 19 ottobre 2010
Riforma elettorale, a vantaggio di chi ?
mercoledì 13 ottobre 2010
di Andrea Bernaudo
Andiamo al dunque: Fini, che con i suoi voti è sicuramente determinante per un eventuale maggioranza e Governo ‘tecnico’ a tempo per la riforma elettorale, che fine farebbe in caso di elezioni anticipate con la legge elettorale attuale?Prima ipotesi: la fine di Rifondazione Comunista e cioè fuori dal Parlamento nel caso in cui il nuovo partito di Fini non arrivasse al 4% nazionale - con liste singole non coalizzate - e quasi sicuramente fuori dal senato, dove regione per regione per entrare occorre superare lo sbarramento dell’8%. Seconda ipotesi: supera il 4% ed entra alla Camera, ma resta fuori dal Senato. In entrambe queste ipotesi i Finiani non solo rischiano di essere ininfluenti rispetto ad un’eventuale vittoria di Berlusconi, ma perderebbero la possibilità di incidere sulla sua maggioranza. C’è una terza ipotesi: il famoso terzo polo, cioè un cartello elettorale anti-Silvio formato da Fli – Udc – Autonomie, magari con Rutelli candidato Premier, almeno fa qualcosa, visto che voti suoi non ne ha e si danno un gran da fare, ma non per vincere, ma per far perdere molti seggi al Pdl, mettendone a rischio la vittoria, con la speranza di strappare il premio di maggioranza in Sicilia, dove già è partita l’operazione, e mettere Berlusconi con le spalle al muro, anche in caso di una sua ennesima affermazione. E allora diventa sempre più forte l’esigenza (per gli anti-Berlusconiani) di cambiare la legge elettorale, magari sul modello tedesco, per fare in modo che gli accordi su chi governa si facciano dopo ad elezioni avvenute, in Parlamento. Un piano perfetto coperto con la scusa delle preferenze, ma in realtà volto solo semmai ad annullare la possibilità del popolo di indicare il premier e la sua coalizione. Allora ben venga la “lega per l’uninominale” con la speranza che il Pdl utilizzi i collegi ed il presidenzialismo, già sanciti da quel referendum tradito, per difendere davvero la volontà popolare.
Discorso del Presidente Silvio Berlusconi pronunciato alla Camera dei deputati il 29 settembre 2010
mercoledì 29 settembre 2010
Signor Presidente, Signori Deputati
Oggi il governo che ho l’onore di presiedere si rivolge al Parlamento, che è il luogo in cui la sovranità popolare trova la sua più alta espressione ed il suo più alto esercizio. La democrazia nasce con le libere elezioni, e vive con i parlamenti. Non vi può essere né autentica democrazia, né buongoverno, se il parlamento non è libero e forte.I governi democratici traggono la loro capacità di agire per il bene della nazione dal consenso sempre rinnovato dei rappresentati del popolo. Tra parlamento e governo non vi può mai essere contrapposizione, ma vi deve essere un’armonica simbiosi, nella distinzione dei ruoli e delle funzioni che la nostra Carta costituzionale assegna ad ognuno. Questa è la mia profonda convinzione, questo è lo spirito con il quale mi rivolgo ad ognuno di voi.Nel maggio di due anni fa, nel chiedervi il voto per la fiducia al nuovo governo, affermai che il lavoro che ci aspettava per ridare slancio all’Italia richiedeva ottimismo e determinazione.
BERNAUDO (LP) CASO P3: HANNO RAGIONE I MAGISTRATI - BASTA CON LE "ILLAZIONI GIORNALISTICHE"
lunedì 13 settembre 2010
Bernaudo Lp sulla smentita della Procura di Roma sul caso P3: “hanno ragione i Magistrati romani basta con le “illazioni giornalistiche”. Più che libertà di stampa in Italia occorre frenare e punire il libero arbitrio di stampa”
Il 12 settembre il quotidiano La Repubblica titola: “IL CASO P3, l'inchiesta tocca Berlusconi La procura: Lo ascolteremo". Oggi dalle pagine de Il Messaggero si apprende la smentita: "La procura di Roma segnala come tali notizie siano del tutto infondate e frutto di mere illazioni giornalistiche". Ora la FNSI che, con un drappello di eurodeputati di centro-sinistra e tutto il circo mediatico anti-berlusconiano al seguito, è andata un anno fa fino a Bruxelles costringendo il Parlamento Europeo ad una grottesca seduta sulla “libertà di stampa in Italia”, non ritiene opportuno stracciare l’inutile tesserino di giornalista a coloro che hanno scritto questa “illazione giornalistica”? a richiamare pubblicamente e sanzionare il Direttore di Repubblica? E che ne pensa Michele Santoro, che si accinge a ripresentarsi al pubblico in una nuova veste, su questa gravissima faccenda ? Intende scatenare i suoi giornalisti d’inchiesta per capire la motivazione politica di quella “falsa” anticipazione di Repubblica, alla vigilia del più importante discorso del Premier sulla tenuta del Governo e sul prosieguo della legislatura? Purtroppo è facile prevedere che tali fenomeni di arbitrio, di turbativa delle indagini in corso, di entrate a gamba nei precari equilibri politici, non interesseranno la grande stampa, i sindacati dei Giornalisti, né tantomeno i nostri miliardari anchorman, o i Travaglio e i Beppe Grillo.
Sottolineo che il fatto è di una gravità inaudita e auspico che le autorità di garanzia istituzionale chiedano che sulla vicenda venga fatta chiarezza, individuate le responsabilità e che lo facciano con la stessa forza con la quale in passato hanno lamentato un’assenza di libertà, perché qui semmai occorre frenare l’arbitrio di stampa che non può restare, come al solito, impunito.